Principio filosofico




Tratto da "La quinta essenza delle religioni"
di Anthony Elenjimittam
Cap.5.
La conoscenza di sè è indispensabiIe per la vita religiosa?


"Il Regno di Dio è dentro di te, e chiunque conoscerà sè stesso, Io troverà. Sforzati quindi, di conoscere te stesso e ti renderai conto di essere il figlio del Padre, e saprai di essere nella Città di Dio e che tu stesso sei la Città" - parole di Gesù.

"La liberazione deve essere ricercata dentro dite, ogni uomo costruisce la sua prigione" - parole di Buddha.

"Non andare fuori di te, entra dentro di te, poiché nella parte più intima dell'uomo dimora la verità" - Sant'Agostino.

La stessa differenza che esiste tra il mondo interiore e quello esteriore, è anche quella che c'è tra la religione personale e quella organizzata. Così come la ragione di esistere del mondo esterno è la auto-coscienza del mondo interiore dell'uomo, l'organizzazione in religioni esterne trova la sua ragione d'essere nella religione personale ed individuale. La religione esterna giustifica sè stessa nella vita e nell'esperienza interiore; lo scopo della vita interiore è la Luce interiore e la visione di Dio.

Il termine "umanità" può intendere l'intera famiglia umana o quella specifica essenza che costituisce un essere umano, per la quale uno è un uomo e non un cane, un uccello, un pesce o qualche altro essere. La prima è una astrazione della nostra mente, che ha la sua ragione di esistere e giustificazione nella realtà della seconda, cioé nell'essenza specifica di un essere umano, in virtù della quale uno è questo o quell'uomo o donna concreti. Il nome collettivo per questi milioni di esseri umani è umanità. Se questo termine viene ristretto ad una nazione, l'umanitarismo diventa nazionalismo. Il termine potrebbe anche essere ristretto a una razza, un clan, una religione e così via. In ogni caso, più restrizioni ci sono, più il termine Umanità assume un carattere parrocchiale.

C'è un errore molto comune che deve essere considerato quando si parla di religioni. Una cosa è la religione, che è reale se si trova in questa o quella persona; tutt'altra cosa è una organizzazione religiosa, o le relazioni accentrate e unificanti di molti individui che si suppone abbiano e professino la stessa religione. Illustrerò questo punto con esempi concreti. Il termine "Induismo" o religione indù, è in sè una astrazione, proprio come la parola umanità. Il termine "religione indù" vi dà qualche principio astratto e qualche dato fondamentale di quella organizzazione, o disorganizzazione, religiosa, sotto la quale tutti gli indù, o i cosiddetti indù, si riuniscono. Ma resterete nella vostra astrazione, fintanto che non entrerete nel cuore religioso di questa o quella persona che professa la religione indù e vedrete come quei principi astratti di un astratto Induismo vivono nel suo cuore. Per rispondere alla vostra domanda se la conoscenza del Sè è essenziale alla vita religiosa, dobbiamo fare un altro passo in avanti e vedere se, per raggiungere l'obbiettivo della religione che abbiamo detto essere la realizzazione di Dio o del Sè, quegli elementi che vivono nel cuore dell'indù sono efficaci, e se contribuiscono a creare una realtà nella quale vive vera religione in quel cuore.

In maniera analoga, anche il Cattolicesimo è un'astrazione. Prende vita quando i suoi principi sono vivificati nella vita degli individui che lo professano, o che dicono di professarlo. Lo stesso vale per il Protestantesimo, il Lamaismo, il Gesuitismo ed altri sistemi astratti del mondo.

La religione deve necessariamente condurre l'uomo da una semplice coscienza di sè stesso alla divina e suprema coscienza che tutto abbraccia, dalla relativit&aegrave o diversità all'Assoluto dell'unità, dal sogno e dal sonno del nostro stato di esistenza terrena allo stato di illuminazione e risveglio infinito di una anima-dio, emancipata e liberata dalle condizioni limitate e limitanti ed entrata nelle condizioni di uno stato di vita senza limiti, dalla catena del corpo in carne ed ossa alla libertà e alla gloria dello spirito, dai desideri animaleschi e umani alle supreme altezze dell'esistenza divina e allo stato di benedizione e conoscenza, Sat-Chit-Ananda.

Indiscutibilmente, ci sono vari elementi che intervengono per costituire una religione, che sia personale o un sistema religioso. Ci interessa vedere qual'è l'essenza, la quintessenza, di tutti questi multiformi ingredienti che vanno sotto il nome di religione. Normalmente, in molte religioni sia personali che collettive, veniamo a conoscenza di un libro sacro o di un profeta intorno al quale la religione centra i suoi dogmi, la sua confessione, il sacerdozio, i sacrifici, la magia, la venerazione degli idoli, delle reliquie e delle immagini, le sue preghiere a Dio, ai Santi, alla Vergine, ai beati che si suppone siano nei Cieli. Ci sono varie altre pratiche e credenze che costituiscono questa o quella religione, questo o quel sistema religioso. La nostra domanda è ora di sapere quali, tra tutte queste pratiche e credenze, appartengono all'essenza della religione, definita come cammino per la realizzazione di Dio. Essenziali sono quegli elementi senza i quali quell'essere è solo quell'essere e non qualcos'altro.

L'uomo inizia il suo pellegrinaggio sulla terra immerso nelle profondità dell'inconscio, stato nel quale la mente soggettiva è preparata e sviluppata per ricevere e rispondere alle impressioni del mondo esterno. L'uomo inizia la sua carriera con una coscienza estroversa e proiettata all'esterno. Gli oggetti dei sensi lo trascinano giù e, trascinato dai sensi, gravita a sua volta verso gli oggetti dei sensi. Ha una debole e vaga aspirazione per la felicità, che non è nient'altro che totale perfezione, quello stato di mente cosciente che, tuffandosi nel reame dello Spirito infinito, raggiunge la conoscenza, l'amore e la beatitudine suprema. Il mondo fisico che lo circonda è per lui una realtà, l'unica realtà tangibile, fino a che non sarà risvegliato da quello stato incosciente, da quella vita automatica, al risveglio della coscienza di sè. Come un uomo che dorme immagina e ritiene reali le cose e le impressioni ricevute nei sogni, per una mente non risvegliata tutto il mondo esterno è una realtà e non una mera ombra della Realtà Reale che è Una Mente Universale, lo Spirito, la ragione per tutte le manifestazioni fenomeniche ed i cambiamenti nell'universo, l'Assoluto incondizionato.

L'infinito immanente, che è al di fuori di lui. Nel nostro stancante cammino attraverso i deserti della limitazione e separazione dal Tutto, spesso lo Spirito che è dentro di noi ci sussurra di cercarlo e di realizzarlo in noi. L'esperienza intima di tutte le menti religiose del passato e la limitata esperienza di colui che è ancora nei suoi venti o trent'anni di vita, è abbastanza per controbilanciare l'occhio estroverso dell'uomo con una vita che guarda dentro, che è il punto di partenza nel lavoro di auto-redenzione della religione interiore dell'uomo, psicologica e che redime.

Il suo Spirito tira l'uomo verso l'interno, mentre le passioni, l'ignoranza, l'inesperienza e le forze ingannevoli e seducenti del mondo, trascinano l'uomo all'esterno. Il piccolo ego dell'uomo diventa il campo di battaglia, per così dire, tra le forze della Luce che chiamano l'uomo verso l'interiorità, e le forze della morte e dell'oscurità che lo affascinano e lo allettano chiamandolo all'esterno. In qualche momento di lucidità, il novizio della religione vede che la sua pace, la sua beatitudine e la vita eterna giacciono seppellite dentro di sè e che nessun apparente e luccicante oro esteriore potrebbe essere la sua ricchezza, il suo onore ed il suo piacere. Niente potrebbe saziare il suo cuore e condurlo verso Dio. Tutto lo sforzo del novizio, è di combattere e lottare perché l'uomo interiore possa trionfare sull'uomo esteriore, l'uomo Reale vincere l'uomo apparente, il Sè Reale soppiantare il sè apparente.

Un uomo non entra mai nel santuario della religione senza la conoscenza di sè, che sta alla base del controllo di sè, della volontà e della realizzazione del Sè o di Dio, che è l'obbiettivo di tutte le religioni. Dobbiamo conoscere noi stessi: "Conosci te stesso" è l'iscrizione e mantra nel tempio greco di Delfi.

Il nostro sè è il centro nel quale l'intera creazione, anzi il Creatore Stesso, si riflette." Più conosco me stesso, più conosco Dio", disse San Bernardo. Santa Caterina da Siena usava ammonire ripetutamente i suoi figli spirituali che senza la conoscenza del sè, nessuno avrebbe potuto conoscere Dio, né raggiungere la perfezione spirituale. Meister Eckhart, Plotino, Proclo, San Giovanni della Croce e Santa Teresa, Socrate ed Eraclito e migliaia di altri santi e veggenti di Dio, conosciuti e sconosciuti, ci hanno lasciato una inequivocabile testimonianza della verità esoterica secondo cui, senza conoscenza di sè, nessuno può ascendere la scala della perfezione spirituale, vedere Dio e raggiungere l'obbiettivo del nostro pellegrinaggio sulla Terra.

Cominciamo dal principio assiomatico che solo l'evidenza interiore chiaramente vista ed esperimentata da noi stessi può essere il criterio della verità per noi. Proviamo ad esplorare il nostro cuore e vedere se senza conoscenza di sè ci possa essere vita religiosa dentro di noi.

Qualsiasi autorità esterna serve solo se può condurci alla roccia interiore sulla quale poggiare, al mondo interiore del quale vivere, Più siamo saldi sulla vivificante voce o ispirazione interiore, minore è il potere che qualsiasi autorità esteriore può esercitare su di noi. Non solo i cosiddetti libri rivelati, o i profeti mandati da Dio o le incarnazioni divine, ma anche gli angeli o Dio Stesso possono entrare solo se abbiamo aperto la porta della nostra anima. Perché? Perché Dio visto e sentito interiormente è più potente e reale del Dio sentito e insegnato dall'esterno. È vero che noi iniziamo la nostra vita umana facendo affidamento su autorità e tradizioni esterne di vario tipo, ma più la coscienza divina cresce dentro, più siamo liberati dall'autorità e dalla tradizione esterna. Indaghiamo sulla domanda se ci possa essere religione senza conoscenza del sè, senza la luce della nostra stessa esperienza, senza quell'unica luce che Dio ci ha dato per conoscere Lui ed il cammino che a Lui conduce, quella luce della Ragione con la sua infinita possibilità di crescita.



Tratto da "La religione delle religioni"
cap.XVIII
ENS VERUM BONUM - SAT CIT ANANDA MISSION
di Anthony Elenjimittam


Cominciamo a vivere in questo mondo fisico come uomini e donne, nati ad una certa data, in un certo luogo, da certi genitori. La fisica deve culminare nella metafisica. Questa identità fisica è solo epidermica e l'uomo, concepito nella febbre dei sensi e nato di carne e di sangue deve rinascere in spirito e verità. Questa rinascita si verifica al tocco dell'anima, all'unione del cuore dell'anima con la Superanima, dell'uomo con Dio, dell'incontro e della fusione della mente con l'oceano della Mente cosmica, di quella sottilissima Realtà onnipervadente e onnipotente, ovunque manifesta in quest'universo.

Così come la Maya è impercettibile in sè stessa, ma si fa percettibile mediante la sua manifestazione nei tre Guna di Sattva, Rajas e Tamas, (luce di Verità, Proiezione-moto-dinamica e Letargia opaca, condensazione dell'energia in forma di materia opaca), il Sè cosmico incomprensibile ad ogni mente creata, si fa intellegibile e afferrabile a chi contempli i fenomeni naturali con spirito filosofico e scientifico e con acume psicologicamente sottile. "Le cose invisibili di Dio sono rese visibili nel Creato", dice S. Paolo. Nella sua migliore espressione la religione non è nulla di meno di questa visione di Dio, della Realizzazione del Sè.

Nel linguaggio filosofico, la religione significa ritorno alla fonte del nostro essere, al grembo di Sat Chit Ananda, all'Ens Verum Bonum, che è l'Oceano dell'Essere, della Verità e del Bene, liberandoci dai tentacoli del divenire, della menzogna e del male, che sono le tre caratteristiche dell'universo in evoluzione che è sempre in moto, sempre mutevole da uno stato a un altro, da un essere ad un altro, e mai in quiete; liberazione che è il ritorno alla nostra vera natura, che è Sat Chit Ananda, l'eterno OM.

Possano darsi la mano tutte le forme più alte di religione, per un'educazione paziente dell'umanità. Possano riunirsi tutti, Rosacrociani e Liberi Muratori, Templari ed Esseni, Terapeuti, Yoghi e Vedantini, Teosofi e Antroposofi, quelli del Brahmo Samaj, della Christian Science e mistici d'ogni confessione, con Alchimisti, Taoisti e Buddhisti Zen.

In una sintesi planetaria di tutte le correnti esoteriche, unite dalla comune ricerca di Dio, sarà facilitato lo sforzo che ci prescrive la Legge Eterna, il Sanàtana Dharma il raggiungimento della nostra sempre presente Divinità essenziale, che noi stessi celiamo alla nostra percezione con l'attaccamento agli oggetti del mondo esteriore, coi Visaya Vàsana che la Maya dispiega davanti ai nostri occhi ed alla nostra mente.
Nell'attesa che si giunga all'elevarsi di tutti gli umani a questo piano sublime, cominciamo a mettere in atto la tolleranza, la comprensione, l'amore fraterno, che ci servano come potere risanatore per guarire le piaghe dell'umanità, tanto crudamente manifeste nei popoli affamati e abbandonati e nelle masse sfruttate a vantaggio dei pochi.

Operiamo affinché il nostro ecumenismo non si fermi se non al raggiungimento del Santissimo, dell'Eterno, dell'uno e non sia solo una specie di intesa fra le Chiese cristiane. Ci guidi a questo ecumenismo cosmico la psicologia dei santi, dei saggi, dei profeti, dei mistici e degli yoghin di tutto il mondo, in cui l'unico palpito è la preghiera di Gesù.

UT OMNIA UNUM SINT
"che tutto diventi Uno"

EKAMEVA ADVITIYAM